La lezione dell'Islanda

“Il Parlamento dell’Islanda ha votato all’unanimità il via libera alla legge che consente le unioni omosessuali, e lo ha fatto senza ricorrere a formule neutrali, ma scrivendo testualmente nel testo normativo le parole «fra uomo e uomo» e «fra donna e donna». Questo Paese, guidato da un capo di governo donna, Johanna Sigurdadottir, dichiaratamente lesbica, lancia al resto d’Europa e in particolare all’Italia un messaggio di grande civiltà e coraggio. Una lezione, per il nostro Paese, tanto forte, quanto lontana. L’Italia che sta regredendo drammaticamente sul piano culturale e del riconoscimento dei diritti civili, vecchi e nuovi, rifletta. I diritti del XXI Secolo non hanno sesso e non tollerano discriminazioni”.

Anna Falcone
Responsabile Pari Opportunità
Partito Socialista Italiano
In pensione a 65 anni, lo chiede l'Europa. Noi chiediamo gli stessi diritti delle altre donne europee

A partire dal 1 Gennaio 2012 anche in Italia le donne, nel settore pubblico, andranno in pensione a 65 anni come gli uomini. È quanto ha stabilito oggi il Consiglio dei Ministri, accogliendo le sollecitazioni europee in materia di parità di trattamento fra uomini e donne in campo pensionistico. Il Governo pare si sia dimenticato, però, che prima di pensare alle pensioni bisognerebbe parificare, coerentemente e finalmente, anche in Italia, le condizioni di lavoro, retributive e di carriera fra uomini e donne. Ma soprattutto bisognerebbe decidersi a garantire - anche nel “Bel Paese” - quei servizi sociali, di assistenza all’infanzia, alle famiglie, agli anziani, ai disabili e alle fasce più deboli che - già presenti e diffusi in molti altri Stati membri - sono stati all’origine dell’emancipazione di molte donne europee.
Queste “debolezze” gravano ancora, invece, e pesantemente, come “lavoro invisibile” sulle donne italiane, che sono il vero “ammortizzatore sociale” del Paese. Il furto di tempo, energie e risorse che ne deriva, è una delle prime cause della loro condizione di perdurante disuguaglianza nei settori strategici della partecipazione alla vita pubblica, politica, economica e sociale. Ancor di più è un furto di risorse per l’intera società italiana, che ancora oggi, e in un momento di grave crisi, pensa di poter andare avanti sacrificando molti dei suoi migliori talenti e professionalità: quasi il 50% della popolazione attiva, di cui la stragrande maggioranza è costituita da donne.
Ci volete europee? Volentieri, ne saremmo davvero felici! A condizione che si parta dai diritti, dalle politiche di uguaglianza e di inclusione sociale, politica ed economica, ovvero, dal riassetto in senso paritario dello Stato sociale. Questo significa per noi essere, finalmente, “cittadine europee”.
Il “Fondo Sociale dedicato alle donne”, chiesto e ottenuto dalla Ministra per le Pari Opportunità, è l’ennesima misura estemporanea, provvisoria e, pertanto, insufficiente e inadeguata a sopperire, nel nostro sistema, alla mancanza di politiche sociali strutturali di uguaglianza, in definitiva, di un vero Stato Sociale.
Ringraziamo, ma non è più tempo di “contentini”.

ANNA FALCONE
Responsabile Nazionale Pari Opportunità
Partito Socialista Italiano
Dall'Europa


18 Stati membri , "chiaramente a favore" della proposta spagnola dell'euroordine sulla protezione delle vittime della violenza domestica



"Questo è stato un Consiglio di giustizia storico", afferma il ministro della giustizia spagnolo Francisco Caamaño, "con questa misura, poniamo le donne vittime di violenza nel cuore dell'Europa".

video della conferenza stampa


commento ministra Uguaglianza

PIA LOCATELLI ALLA CONFERENZA DELLE DONNE SPD - Arbeitsgemeinschaft Sozialdemokratischer Frauen (ASF)



Pia Locatelli, presidente dell’IS donne, è a Bad Godesberg, per partecipare alla Conferenza annuale delle donne dell’Spd.
Nel corso del suo intervento, Pia Locatelli affronterà il tema della celebrazione dei cento anni dell’8 marzo, un iniziativa lanciata nel 1910 proprio dalle donne socialiste nella loro seconda conferenza internazionale che si tenne a Copenaghen e che venne fatta propria da tutti i movimenti delle donne del mondo.
Con l’occasione Pia Locatelli sosterrà la proposta della quinta conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne che l’Is donne ha già lanciato a New York nel maggio scorso.

L'Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul Lavoro

L’art. 1 comma 1 della Costituzione italiana così recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
In occasione dell’anniversario del Referendum del 2 giugno 1946, mi chiedo come questo principio fondamentale della Carta sia percepito dagli italiani e se il suo valore semantico si sia modificato nel tempo.
Non voglio creare una sterile e, probabilmente, retorica polemica, ma questo articolo rappresenta la base della vita pubblica, ma anche privata di ciascun italiano. Troppo spesso, però, i cittadini stessi, forse perché convinti che quanto acquisito non possa ormai più andar perduto, sottovalutano l’enorme valore di queste parole. La democrazia certo nel nostro Paese è un caposaldo, ma sempre di più, purtroppo, vengono elegantemente glissate regole che ne costituiscono principi base.
Vado subito agli esempi per essere maggiormente compresa: quando in Parlamento, organo democratico per eccellenza, al fine di evitare dibattito e di permettere una reale opposizione, chi governa ricorre frequentemente alla fiducia, è inevitabile che il dibattimento democratico venga meno. Quando quello stesso Parlamento vota a favore di leggi che permettono a chi ci rappresenta di evitare di essere controllati, o sottoposti a processi, solo grazie alla carica ricoperta, la responsabilità che gli eletti hanno verso gli elettori viene meno, e dunque la
democrazia rappresentativa ne subisce un evidente danno a suo carico.
Lo stesso art. pone come fondamenta della Costituzione il Lavoro, come diritto di ciascun
cittadino, affermando in seguito che la Repubblica (art. 4 Cost.) promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Il lavoro rappresenta anche il dovere di partecipazione al progresso della società italiana. Lavoro: nobilissima parola, che dovrebbe consentire un’esistenza libera e dignitosa…
Come è difficile oggi ritrovarsi in queste parole. Come possono credere a questi principi inviolabili i tanti giovani disoccupati o precari? E come possono fidarsi dello Stato tutti quei cassaintegrati che non riescono più a vivere in maniera dignitosa insieme alle loro famiglie? Soprattutto oggi che, dopo mesi di iniezioni di ottimismo, siamo giunti alla dichiarazione ufficiale di crisi per cui si rende necessario “mettere a dieta lo Stato”. A sessantaquattro anni da quel Referendum, mi piacerebbe che l’intero popolo italiano rileggesse attentamente la nostra Costituzione, sia gli elettori che gli eletti, al fine di ricordare e di imprimere nella memoria quanto questa disciplina, partendo appunto dall’art. 1, che per intero, così recita: “L’ Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Claudia Bastianelli
Resp. Pari Opportunità FGS
IRAQ: LOCATELLI AL CONGRESSO DEL PARTITO DELL’UNITÀ PATRIOTTICA CURDA
Pia Locatelli, presidente dell’Internazionale socialista delle donne, parteciperà al Congresso del partito dell’Unità patriottica curda, che si svolgerà a Sullaymanyia, nel Kurdistan iracheno, la prossima settimana, su invito del presidente Jalal Talabani. Con l’occasione, l’esponente socialista italiana avrà una serie di incontri con rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni femminili irachene. Il congresso lancerà un appello all’unità, sottolineando che la forza di un Paese viene anche dal superamento delle divisioni interne, Locatelli, portando il saluto dell’Internazionale socialista, insisterà su ruolo determinante delle donne nella crescita civile, politica ed economica dell’Iraq e sull’importanza della laicità delle istituzioni.








Ancora donne.Stavolta pars construens...


Già in altra sede individuavo nella pratica del lobbismo - cioè quella sana attività di pressione da parte di gruppi organizzati che intendono rappresentare interessi particolari presso i centri decisionali pubblici e istituzionali - una forma laica e dinamica di "offensiva" da parte delle donne nei confronti di un potere che le seleziona - quando lo fa - prevalentemente sui criteri dell'omologazione al modello delle "yes-women". Facevo riferimento ad un'azione che, avvalendosi in primo luogo di codici di condotta, di autoregolamentazione e di qualunque altra forma di testimonianza di autodisciplina, garantisca modelli e tuteli meccanismi di trasparenza. A mio avviso, la codificazione di un dialogo con le istituzioni o con altre organizzazioni pubbliche - come i partiti - passa attraverso l'attuazione di un percorso fatto di assunzione di responsabilità, in base ad un meccanismo di regole da applicare innanzitutto a se stesse.
L'interesse delle donne, in questo momento, è un interesse, diciamo così, generale: investe aspetti culturali, sociali e politici e per questo motivo la questione della responsabilità delle donnne è particolarmente importante. Ma se non sono le donne stesse che per prime si rendono credibili con comportamenti ed azioni trasparenti e regolati, esse non avranno mai alcuna chance di diventare interlocutrici di alcuno. Ecco perchè "smascherare" le cattive pratiche di azione politica (come quelle agite, ad esempio, dalle già citate "sedicenti organizzazioni femminili" le quali, pur operando localmente nel Partito Socialista, hanno oscurato, con il loro ipocrita appoggio a candidature maschili, il sostegno alle candidate delle ultime regionali, che invece gli organismi nazionali del Partito hanno loro ufficialmente offerto) è il primo passo per rendersi appunto credibili.
Un'azione corretta, trasparente e auto-regolata, raggiungerebbe l'obbiettivo di sottrarre il monopolio della rappresentanza delle istanze femminili ai soli partiti, che, fin qui, hanno contribuito alla scarsa visibilità e alla pressochè nulla legittimazione politica degli interessi delle donne, nascondendosi dietro all'ipocrisia dell'"interesse generale". Beh, sono proprio le istanze delle donne a tematizzare, oggi, l'interesse generale, come già si è detto: da quando le donne hanno smesso di tutelare i propri diritti faticosamente acquisiti negli anni, tramite battaglie generali, appunto, di cui il Partito Socialista è stato ampiamente protagonista, tutta la società ha subito una forma di arretramento culturale, legato principalmente ai diritti civili e al welfare e alle stesse donne, trasformate da attrici sociali in veline.
In conclusione, una seria attività di lobbing trasparente da parte delle donne ridarebbe fiato anche all'azione propositiva della società civile, che oggi, dai "grillini" al "popolo viola", è troppo schiacciata sulla denuncia e poco orientata alla proposta; le donne - a partire da quelle operanti nei partiti, che dovrebbero dare il classico "buon esempio" - rappresentando i propri legittimi interessi, potrebbero accedere in maniera diretta alle sedi deliberative e di governo, fungendo anche da volano all'azione propositiva dei partiti stessi. In questo modo, avremo salvaguardato, insieme all'identità, anche le garanzie di dialogo e di relazione, attivando meccanismi tesi ad abbattere le ingessature di una società, come quella italiana, ancora così chiusa sui privilegi acquisiti e immobile sui propri interessi di casta.


La corte costituzionale dice sì alla doppia preferenza di genere: una vittoria socialista!

di Anna Falcone
Rappresentante Nazionale Pari Opportunità
Partito Socialista Italiano
La legge elettorale della Campania ha superato con successo il vaglio di Costituzionalità della Consulta e, con essa, passa la legittimità della doppia preferenza di genere proposta, in fase di formazione nella legge, dal Gruppo Socialista. 
E’ un successo importante e meritato di cui ci complimentiamo con le compagne e compagni campani e che auguriamo veder replicato presto nelle altre Regioni italiane. Il meccanismo della doppia preferenza di genere inaugura un nuovo corso nelle battaglie per l’equilibrata rappresentanza politica di donne e uomini: costituisce, infatti, uno strumento formidabile per consentire all’elettorato di determinare dal basso quel riequilibrio della rappresentanza di genere e la giusta rappresentanza democratica delle donne nelle assemblee elettive che un certo il sistema politico con riesce o non vuole garantire. 
I Socialisti no: noi stiamo dalla parte delle donne, senza se e senza ma. Mi auguro che questo successo sia il primo di una nuova stagione di battaglie per l’uguaglianza e il riconoscimento dei diritti delle donne portate avanti da tutto il Partito Socialista. L’Uguaglianza di genere è un obiettivo prioritario su cui concentrare sempre di più tutte le nostre forze. L’abbiamo sottoscritto nel PSE in Europa, dobbiamo perseguirlo con assoluta determinazione anche in Italia.


Donna, dall'angelo del focolare alla mistica della seduzione

di Pia Locatelli

Sono sempre stata una femminista, sin da bambina, istintivamente direi, quando vedevo i miei fratelli liberi di fare cose a noi sorelle non consentite e di non fare cose che a noi toccavano, dalle faccende domestiche all'essere “ben in ordine”. Questa loro libertà mi sembrava ingiusta in quanto negata a noi bambine. Allora non mi ponevo il problema della libertà per tutti e tutte, che mi pongo ora continuando a pensare alla libertà di e alla libertà da.

Questi ricordi d'infanzia mi sono tornati leggendo l'articolo di Susanna Tamaro che, interrogandosi sulle giovani donne, si chiede se qualcuno abbia spiegato loro cosa sono la vita e il rispetto per il proprio corpo. Parla di promiscuità, fenomeno diffuso e in costante crescita, e si chiede se siano più felici e più libere le ragazze di oggi rispetto a quelle di quarant'anni fa.

Domande che hanno un senso ma collocate in un ragionamento che a me sembra sbagliato e ingeneroso. Mi pare che l'intento della scrittrice sia quello di screditare il femminismo, di negargli qualsiasi merito. Prova ne sia la sua affermazione che si è passati dalle donne angelo del focolare alla mistica della seduzione senza che del messaggio del femminismo sia rimasta traccia.

Non mi pare che sia così, in primis a proposito di aborto, argomento sul quale si dilunga. Non ci sarebbe stata la legge 194 senza l'impulso delle donne, la politica c'è arrivata dopo.

Non ci sarebbe stato il nuovo diritto di famiglia senza il movimento delle donne e alcune donne della politica che ne accoglievano le istanze.

Non ci sarebbe stata la scolarizzazione femminile di massa senza la proposta di un modello di donna che sceglie il suo progetto di vita, modello che non è certamente venuto dalle gerarchie ecclesiastiche e dalla parte più retriva e conservatrice della società.

Non ci sarebbe stata l'entrata delle donne sposate nel mondo del lavoro (quelle non sposate hanno sempre lavorato) se il femminismo non avesse proposto per le tante donne “normali” - le eccezioni ci sono sempre state, ma sono appunto eccezioni - ruoli diversi da quello esclusivo di sposa e madre. E l'elenco potrebbe continuare a lungo.

Capita spesso, a chi vive superficialmente certe esperienze di dimenticare com'era il passato e di conseguenza di banalizzare le conquiste, sì, le conquiste che nel presente sono forse diventate scontate.

Non so in quale ambiente femminista la Tamaro sia vissuta (un femminismo fatto di salotti, di profumo di pachouli, qualche canna e aborti praticati e vissuti con leggerezza?), certamente uno diverso dal mio e da quello di tante donne del PSI che negli anni Settanta, da femministe convinte, si sforzavano di tenere insieme le femministe non politiche, spesso anti-istituzionali, e le politiche non femministe, come tante compagne del PCI che guardavano con una certa diffidenza un movimento che attaccava duramente i partiti, allora come ora misogini, per migliorare tutte insieme.

Purtroppo il femminismo non ha trovato nel nostro Paese una casa accogliente, anzi, ed ora gli si rimprovera di non essere stato efficace. Mi pare che i rimproveri debbano trovare direzioni diverse se vogliamo individuare davvero le responsabilità di chi ha reso le donne italiane meno libere e sempre cariche di doppi o tripli ruoli; certamente non è colpa del femminismo.

Mi pare che questa scrittrice non voglia bene alle donne. Ma certamente si è liberi e libere di non volergliene.