Pari opportunità: Caligaris, un risultato ancora da conseguire

In un Paese normale dove esiste una democrazia compiuta, dove cioè donne e uomini contribuiscono paritariamente con riconosciuta reciproca autorevolezza alla gestione della cosa pubblica, dove il confronto generazionale è considerato una crescita culturale non ci sarebbe bisogno di discutere sull’assegnazione di percentuali all’interno dei partiti per garantire le pari opportunità. Non sarebbe necessario neppure eleggere una responsabile con l’ingrato compito di far valere un principio fondamentale per migliorare la qualità della politica in un’ottica democratica, per favorire la pluralità delle esperienze, per rendere sempre più vicino ai cittadini e ai loro bisogni l’impegno politico.
Affermare il principio di parità tra uomini e donne non è una questione lobbistica di genere ma un valore intrinseco irrinunciabile per una partecipazione pluralista nell’analisi e nella prospettiva di offrire soluzioni ai problemi della società. In un Paese normale e civile le donne non sarebbero considerate abbellimenti per le Istituzioni da collocare in appositi spazi per rendere meno opprimenti i lavori parlamentari. Se l’Italia avesse a cuore il futuro delle generazioni e il superamento dei problemi sociali ed economici punterebbe sui saperi, le conoscenze, le specializzazioni delle donne. Ne promuoverebbe la presenza attiva nei luoghi di decisione. Le metterebbe alla prova per le qualità che dimostrano di possedere in ogni campo: in famiglia, nella ricerca scientifica e perfino nello sport.
Ecco perché il Partito Socialista Italiano deve distinguersi. Ecco perché la norma statutaria ha un significato che va molto aldilà dei numeri, delle quote, del presente. E’ una sfida culturale che sarà particolarmente apprezzata dall’elettorato femminile. Farla rispettare quindi diventa un imperativo per tutti coloro che iscrivendosi al partito ne conoscono gli impegni e i valori. E’ una carta vincente per il futuro degli ideali socialisti e per i prossimi cento anni delle nostre idee.
Nutro la consapevolezza dell’anomalia italiana e sarda in merito alle questioni relative alla presenza femminile nelle istituzioni e nei luoghi dove si assumono decisioni che ricadono sull’intera comunità! Una presenza scarsa e raramente apprezzata! Sono invece molte le donne che vogliono impegnarsi in politica ma che non possono praticarla per ragioni culturali. Le logiche della gestione del potere sono così radicate e declinate al maschile che ormai neanche le persone più sensibili le avvertono.
L’attuale legge elettorale è particolarmente antidemocratica, danneggiando le donne reca un danno incalcolabile nei confronti della società. E’ una norma che non favorisce semplicemente le lobby maschili ma induce a scegliere le persone per un rapporto di obbedienza, affiliazione, sottomissione. E’ la negazione della libertà. Vi sottende la logica di chi considera le istituzioni un feudo da assegnare al vassallo più fedele.
La novità della norma statutaria introdotta dai Socialisti è proprio per questa ragione rivoluzionaria. E’ tempo di finirla di considerare la presenza delle donne nei Partiti uno specialissimo conflitto d’interessi perché sono madri (senza servizi) o perché possono restare incinte (e devono pensare alla prole). Ha un valore ancora più importante la destinazione del 5% delle risorse alle politiche per le pari opportunità.
E’ il risultato del lavoro di molte compagne che nei decenni trascorsi - faticosamente ma con caparbietà – hanno saputo coltivare, mantenendola in vita, la cultura della parità. Ognuna ha contribuito con determinazione per affermare un principio che ora, con Pia Locatelli alla presidenza del Partito - la prima donna nella storia del socialismo italiano ad avere osato candidarsi alla segreteria - e Anna Falcone, responsabile delle pari opportunità, è diventata una norma. Che fatica, ma anche che soddisfazione! Non dimentichiamo che abbiamo raggiunto un importante risultato ma non rassegniamoci. Dobbiamo andare oltre non per noi ma per le donne meno fortunate, quelle sfruttate, picchiate, violentate, private della libertà di essere.
Sono del parere che Anna Falcone debba essere riconfermata nell’incarico per tante ragioni. Penso che l’esperienza positiva debba protrarsi almeno per un altro biennio. In questa fase così delicata e difficile è opportuno non disperdere le energie. Creare eredità è un fondamentale traguardo ma cerchiamo anche di rendere stabile ciò che siamo riuscite a costruire. Dobbiamo però fare uno sforzo di proposta elaborando progetti per aprire prospettive a chi ci guarda con la speranza di essere protagonista.
Penso ai gravi problemi economico-occupazionali del Mezzogiorno e delle Isole, alla affermazione di un’Italia in cui il federalismo fiscale si configura come la cura per abbandonare a se stesse le aree del Paese meno ricche, alla scuola pubblica statale svuotata dai suoi contenuti, all’Università matrigna nei confronti dei giovani portatori di innovazione, alla sanità pubblica che non offre più garanzie di cure adeguate in tempi accettabili, ai cittadini privati della libertà gravati da pene aggiuntive per leggi ingiuste.
Dovranno essere questi i temi su cui le donne socialiste dovranno far sentire la propria voce con proposte e iniziative che le rendano protagoniste della contemporaneità. Inaugurare un nuovo modo di affrontare le questioni più urgenti vuol dire riprendere a percorrere la strada della storia quella che ha trasformato un’idea in un patrimonio di cultura.

Maria Grazia Caligaris
Presidente
Socialismo Diritti Riforme

Nessun commento: